Aura Mediocritas

Aura Mediocritas

Mi fa un po’ specie pensare che le uniche occasioni in cui ho modo e tempo di aggiornare il blog siano quando mi trovo a Ferrara in visita ai miei genitori. O forse no, non fa specie niente, perchè la verità è che lontano da Milano e dalle “menate” di Milano ho oggettivamente più tempo libero e più voglia di dedicarmi ad altro. Quindi eccomi qui.

Ottobre sta già finendo (com’è possibile??) e ci sta catapultando a tutta velocità verso la fine di questo tanto amato e tanto sofferto 2017. Direte: parlare della fine dell’anno adesso sembra un po’ prematuro… beh, c’è chi si preoccupa già del Natale, quindi sì, è tutto prematuro, perchè alla fine dell’anno mancano ancora due mesi in cui può e deve accadere di tutto. Perchè sapete, così è la vita ed è un po’ il suo bello: le sorprese e le emozioni non devono mancare mai, anche se si spera siano sempre positive e mai spiacevoli, ma come dicevano i latini dell’aura mediocritas, il giusto sta sempre nel mezzo.

Già, in questi ultimi mesi ho avuto modo di riflettere sui casi della mia piccola, infinitesimale esistenza (e forse ci ho riflettuto troppo, come al solito). E grazie anche ad alcuni episodi che immancabilmente mi hanno fatto pensare a come le altre persone mi percepiscono, ho iniziato sempre più ad approfondire questi spunti di riflessione. Dicono tutti che dobbiamo amare noi stessi prima di ogni altra cosa perchè, diversamente da quanto succede con qualsiasi altra persona, saremo sempre i compagni di noi stessi e dovremo portare avanti la nostra convivenza fino all’ultimo istante, pertanto conviene fare pace con i nostri demoni ed abbracciare le nostre ombre, smettendola di essere i primi denigratori di noi stessi ed iniziando a volerci più bene, così da trovare il bello e l’amore anche negli altri. Verissimo, io credo che l’auto-accettazione di sé sia il pilastro fondamentale della felicità. Ed infatti, se non ci fossi io ad amare me stessa, chi altri sarebbe disposto a farlo? Stando ai recenti sviluppi, non in molti. Ho scoperto che non sono una persona piacevole con la quale passare il tempo e che coloro che hanno avuto la (s)fortuna di conoscermi non desiderano la mia compagnia. All’inizio, questa consapevolezza mi ha fatto un po’ soffrire (diciamo che mi ha un po’ destabilizzato perchè, lo so che riderete fortissimo, ma proprio non me lo aspettavo), poi però dormendoci sopra ho capito che dopotutto è sempre stato questo il mio destino: non è forse da quando ho memoria che per un motivo o per un altro non riesco a coltivare nessun rapporto sociale? Ed anche qui il “giusto che sta nel mezzo” torna a ricordarmi che la colpa sarebbe da suddividere equamente da entrambe le parti: ho incontrato molte persone, sin’ora, che si sono rivelate amabili e di buona compagnia finché era facile esserlo per poi dilazionare ogni rapporto fino alla mia fase preferita, ovvero quella del “mi faccio vivo solo quando ho bisogno”, e non si tratta mai di bisogni tranquilli (per carità), sono sempre favori di una certa portata. Dal mio canto, lo ammetto, la mia viscerale necessità di indipendenza mi fa passare per la solita stronza asociale di turno, e sicuramente non aiuta. Il fatto è che essere riservati e visceralmente solitari non significa affatto che non adori passare del tempo tra la gente, soprattutto se si tratta di persone a me care: questa però è una sfaccettatura di me che colgono in pochi, quindi è più da considerarsi un difetto che un pregio. L’epilogo della storia? Che alla fine è pur vero che piuttosto che accompagnati da certi individui è meglio starsene da soli, ma più passa il tempo e più accumulo anni sulle mie spalle, più mi sento di odiare me stessa, perchè sono io con i miei modi che allontano la gente, e non ci posso fare niente. Quindi alla fine, come è nella mia natura, la colpa equamente suddivisa ricade tutta su di me, e mi schiaccia inesorabilmente, ricordandomi che chi è causa del suo mal pianga sè stesso: se voglio che le cose cambino devo cambiare per prima cosa me stessa… anche se questo significa forzare la mia stessa natura (e non so se ne vale davvero la pena).

Quindi basta, per quieto vivere diciamo che non è colpa di nessuno, tiriamo l’ennesima riga sopra l’ennesimo nome ed andiamo avanti con la nostra vita. Spesso mi chiedo se sono troppo cinica e troppo intollerante con gli altri solo perchè pretendo da loro lo stesso impegno e lo stesso sacrificio che metto io nelle cose a cui tengo. E spesso mi rispondo che sì, gli altri non sono e non saranno mai come me e non potrò mai pretendere da qualcuno che non sono io la determinazione e l’abnegazione di cui sono stata e sarò ancora capace, perchè io sono io e gli altri sono tutti gli altri. Ed è giusto così. Forse. In realtà, non lo so.

Sono un eremita. Sto lontano da tutti per imparare a convivere con Agnese che sapete, anche se non sembra, ha un carattere piuttosto ingombrante e scendere a patti non è cosa facile. Se di tanto in tanto mi vedete guardarvi dall’alto in basso non è superbia, è che abito in cima ad una montagna e non posso fare altrimenti.

Grazie al cielo, però, qualcuno che nonostante tutto ha deciso di chiudere un occhio sui miei difetti antisociali c’è, qualcuno che ormai sono tanti, troppi anni che mi supporta (ma soprattutto mi sopporta) ed allora mi chiedo: c’è davvero qualcosa di così orrendamente sbagliato in me? La risposta è ovvia, ma l’animo tormentato non si rassicura mai, dovesse cascare il mondo. Quindi ho iniziato a fregarmene ampiamente, ad esprimere la mia personalità a prescindere da tutto e da tutti, perchè chi mi ama mi segua e tutti gli altri si attacchino al ca**o che tanto non è importante. In realtà non so se non lo è, quel che so è che lo devo ripetere a me stessa più e più volte che non è importante, sennò capitemi: abito al quarto piano e buttarmi giù dalle scale è un attimo, ma ora come ora non ci tengo più di tanto a farlo. Diciamo che per certe cose non ne vale la pena.

La summa dell’ultimo periodo, quindi, è fottesega. Che è un po’ il mio mantra, anche se alle volte dire che non mi tange quando invece è il contrario non è sempre facile, ma questa stronza cinica dovrà pur mantenerla un po’ di dignità, anche se sotto le squame c’è un cuore flaccido esattamente come quello di tutti gli altri. Detto questo, liberi tutti.

Disclaimer: quanto appena letto è l’ennesimo rigurgito della mia testa, ma soprattutto, delle mie emozioni. Io ci tengo a dar voce alle mie emozioni, provo a non subirle passivamente ma ad incanalarne l’energia, solo che certe volte, in un modo o nell’altro, le devo sfogare liberamente. Pertanto, chi mi conosce sa che dietro il magone c’è una persona (più o meno) sana di mente, che nonostante tutto non se ne fa una malattia, quindi non preoccupatevi: semplicemente questa è la mia personalità!! E se siete sul mio blog a leggere i miei deliri, già lo sapete!