Bianco e Nero

Bianco e Nero

Devo ammettere che c’è stato, questo pomeriggio, un preciso istante in cui ho creduto sarei scoppiata da un momento all’altro. Ma scoppiata proprio come scoppiano i palloni. Un gran botto, per poi afflosciarmi a terra, svuotata di tutto.

Qualche sera fa ho recuperato dalla libreria un *cimelio* (lo chiamo così non a caso) di diversi anni fa. Non ne faccio un mistero, era il fascicolone di un romanzo che avevo scritto a quattro mani con la mia migliore amica dell’epoca. Già, una volta avevo così tanta fantasia che dovevo pur sfogarla in una qualche maniera, così scrivevo raccontini (roba lunga, roba noiosa… roba di una retorica stordente). Ho iniziato a sfogliarlo e mi sono riconosciuta appena. E’ bastato un oggetto solo a ricordarmi di quanto piccolo fosse il mondo una volta, e di quanto io fossi stranamente serena in quel contesto rarefatto e recintato da alte pareti di cristallo. Se poi penso che quella mia amica mi ha venduto per salvare la sua anima (e non scherzo), se poi penso che non sarei più capace di usare la fantasia come facevo un tempo, mi rendo conto che tutto cambia e che persino io sono cresciuta, persino io che credevo di essere già grande abbastanza per qualsiasi cosa. Niente fa più male del tradimento. Niente ferisce più della mancanza di rispetto, e di fiducia, e dell’estinguersi dell’amore tra due persone. Non so ancora stimare un quantitativo, nemmeno approssimativo, di quanto lei mi abbia fatto soffrire poi. Lei, che mi ha abbandonata, piantata in asso. Lei, che mi ha lasciata sola. E’ stata vittima della sua stessa fantasia, ha confuso la realtà con la meraviglia ed ha creduto che anche nella vita vera tutto fosse o bianco o nero proprio come in un romanzo di fantasia. E non so ancora spiegare come io sia diventata il suo nero. Ci divertivamo così tanto. Ci capivamo così bene, forse… E non passa giorno che io conti su di me le cicatrici delle vendette e delle offese che gli altri mi arrecano, perchè per quanto mi sforzi non equivalgono per niente al numero di coloro che mi sono ancora vicini. Li perdo tutti, perchè tutti, prima o poi, vedono in me il nero della propria esistenza.

E’ nei momenti di maggior fragilità che si pensano le cose peggiori, di sè stessi e degli altri. Ma sono momenti che passano, malattie che guariscono più in fretta di quanto si creda. C’è chi ci marcia sopra e ne fa il proprio vanto, c’è invece chi come me passa oltre e basta, perchè la vita propone assai di meglio anche se non è mai a portata di mano. La morale che ora voglio si impadronisca di me è questa: “Sei una brava persona Agnese, non hai mai guardato in faccia a nessuno. Perchè dovresti incominciare oggi?”. Domani sarà un giorno diverso, una nuova occasione di prendere in mano la situazione. Perchè le difficoltà non sono le scaramucce tra amichetti, il fidanzatino che tiene il muso, mamma e papà che non mi lasciano fare la vacanza ad Ibiza. Al momento le mie difficoltà sono scarse risorse da impiegare ed aspettative imponenti che gravano sulla mia coscienza. Vorrei essere positiva, ma credo di poter affrontare l’ennesima, dura, amarissima sconfitta.