Il flusso di coscienza del giovedì sera

Il flusso di coscienza del giovedì sera

Forse non scrivo mai qui sul blog perchè non ho mai nulla da dire. La mia natura placida (c’è chi direbbe remissiva, ma io non la definirei così) mi porta a fare spallucce un po’ a tutto quanto e, anche se il mondo ogni giorno mi da continuamente nuovi motivi per odiare la gente, a fine giornata, quanto varco la soglia di casa, mi lascio comunque tutto alle spalle. Spesso mi ritrovo a chiedermi se ne vale la pena , sì… sapete, se vale davvero la pena stare ad incazzarsi per certe cose, poi mi rispondo in fretta che no, non ne vale proprio la pena. Quindi chissene, andate tutti al diavolo. Domani è un altro giorno. Domani si vedrà se sarà davvero il caso di prendersela sul personale oppure no.

Per dirne una, il 1° di ottobre ho festeggiato il mio primo anno da lavoratrice. Ho perso il conto dei colleghi che mi hanno chiesto, con una certa pur tuttavia velata nota di sarcasmo, che cosa ci fosse davvero da festeggiare. Beh, innanzitutto sono 12 mesi che posso ritenermi economicamente indipendente, il ché mi ha dato modo di pagare l’affitto e le bollette senza chiedere l’aiuto di nessuno e di togliermi di tanto in tanto qualche sfizio (come ad esempio la mia prima vera vacanza da anni a questa parte), senza parlare del fatto che grazie al mio lavoro riesco a mantenermi autonomamente a Milano, una delle città più costose che io conosca, riuscendo anche a mettere da parte qualcosa; in questi ultimi mesi, poi, ho avuto modo di toccare con mano il mondo del lavoro che, stando dietro i banchi di scuola, ancora non conoscevo; sono entrata in contatto con persone tra le quali ho stretto nuove conoscenze ed amicizie, alcune delle quali ho dovuto salutare troppo presto e che hanno lasciato un vuoto importante nella mia vita lavorativa ed affettiva; infine, ma non per questo meno importante, ho fatto tante nuove esperienze e vissuto tante nuove avventure. Tutto questo in un solo, breve anno. In soli 365 giorni la persona che ero 12 mesi fa è cresciuta e si è trasformata in qualcosa di diverso, forse non di migliore, ma sicuramente in qualcosa di inatteso. Mi rendo conto che la metamorfosi è appena iniziata e la strada è ancora impervia e lunga, molto lunga, e chissà cos’altro mi attende lungo il cammino che per ora ho scelto di seguire. Ma ho mosso i miei primi passi e, nonostante molte volte mi sia sentita non apprezzata o giù di morale, ciò che ho ottenuto con il sudore della mia fronte mi ha reso, per quel poco che possa interessare agli altri, orgogliosa di me stessa. Insomma, da un anno a questa parte qualche piccola soddisfazione c’è stata: un motivo più che sufficiente per festeggiare questo traguardo, il primo (mi auguro) di una lunga serie di piccole rivincite personali.

Ogni tanto (ma non poi così spesso) ripenso ad un episodio che ho vissuto proprio i questi ultimi 12 mesi, per la precisione attorno ad aprile di quest’anno. In occasione della laurea di una mia carissima amica, un collega del mio corso di laurea, non ancora laureato, mi vide tra la folla ma fece finta di non riconoscermi. Sorvoleremo in questa sede sull’opinione che io ho sempre avuto di questa persona, perchè fondamentalmente io sono dell’idea che vivi e lascia vivere sia sempre stata una scelta assai più saggia e proficua del tutti contro tutti, ma che ci volete fare. Stavo davanti a questa persona e lei semplicemente faceva finta che non ci fossi, che non esistessi. Inutile dire l’imbarazzo di quando si è trovata costretta a riconoscere la schiacciante realtà dei fatti, ovvero che sì ero lì e sì, ero proprio io. Di tanto in tanto ripenso a questo episodio della mia vita, accaduto in concomitanza di un evento lieto al quale non sarei mai potuta mancare, al quale sono stata espressamente invitata a partecipare e per prendere parte al quale ho scelto di chiedere un permesso da lavoro. E ricorderò per sempre il viso di cera di questa persona che credeva che semplicemente ignorandomi mi avrebbe resa meno reale, come si fa con i fantasmi. Il perchè lo fece? Beh, credo che l’abbiate capito anche voi, ormai. Ma sapete che c’è davvero?? Chissenefrega. Chissenefrega di chi fa finta di non conoscermi. Chissenefrega di chi si riempie la testa e la bocca di sciocchezze. Chissenefrega di chi nega e tace l’evidenza. In questi ultimi tempi ho avuto la costante riconferma di quanto già ero convinta in precedenza, ovvero che la vita vera è un’altra e che le soddisfazioni vere sono riconosciute solo a coloro che se le meritano davvero. Quindi, carissima persona che so leggerai queste righe (perchè sei intrinsecamente una suocera ficcanaso, n.d.r) ed innegabilmente ti sentirai presa in causa, sappi che di quello che hai detto e pensato negli anni che ahimè abbiamo dovuto condividere assieme non me ne è mai fregato un fico secco e che se sei arrivata dove ti trovi ora è anche merito mio, servendoti spesse volte del frutto del mio impegno e del mio lavoro, e non ti è mai passato per l’anticamera del cervello che un grazie avrebbe sicuramente migliorato l’opinione che avevo e che avrò sempre di te. Perchè tu sei la più brava e la più capace, non è forse così? Ma fidati, un giorno, nel mondo vero (quello in cui non gliene frega niente a nessuno di chi sei e di quale sia il culo che hai deciso di leccare, tanto per intenderci), qualcuno come me si renderà conto della persona che sei davvero ed avendone la possibilità ti restituirà pan per focaccia. Ed allora forse ti renderai conto che far finta che le persone non esistano non è la soluzione a nessun problema conosciuto dall’uomo, tantomeno a quelli della tua autostima. Ricordati, amico mio: panta rei. Tutto scorre, e tutto torna.

Mi trovo spesso a ripensare ai casi della ia vita. In questi ultimi 12 mesi ne sono capitate davvero tante e, come in tanti altri momenti della mia vita, mi ritrovo anche ora a fare l’ennesimo bilancio delle mie esperienze. Ora più che mai mi rendo conto che solo io sono l’artefice della mia felicità. E non me ne frega davvero più nulla di fare buon viso a cattivo gioco, di salvare chissà quale apparenza. Io so di cosa sono capace e semplicemente esprimo me stessa. Sono una persona semplice e sto ottenendo dalla mia vita quel poco che basta per essere felice, per davvero. Non parlo di quella felicità superficiale da riflettere in falsi sorrisi ed in un buonumore forzato, ma quella felicità che si nasconde anche dietro momenti bui ma che, come una brace sempre accesa coperta dalle ceneri, scalda dal profondo e per divampare va solamene alimentata. Questa è sicuramente la conquista più grande dei miei primi 12 mesi di nuova vita. Tutto il resto, certe persone comprese, è totalmente trascurabile. Lo è sempre stato, ma oggi ragazzi… nemmeno a parlarne.

  • Laura

    Concordo pienamente con te,e penso che quelle persone siano da ripagare con la stessa moneta che lasciano…se anche sei bravo/a e intelligente ma “te la tiri” per me stai già sbagliando tutto, perche qualcuno di più bravo e intelligente di te si nasconde dietro l’angolo…quindi cosa dico io a questa tipologia di persone?? Fate poco i fenomeni!!!!

    • E pensa che queste “persone” alle volte non sono nemmeno così brave ed intelligenti come vorrebbero farti credere!! Quindi non hanno proprio motivo di tirarsela!!

  • Ignoriamoli che è meglio 🙂 tanto sono persone inutili! <3