La mia Expo

Il 28 maggio è stato un anno preciso dalla prima volta in cui ho messo piede in Expo.

All’epoca mi trovavo alle prese con la stesura della tesi di laurea e, mesi prima, quando in metropolitana vidi l’annuncio del bando per i volontari, pensai che partecipare a questa iniziativa sarebbe stata un’esperienza sicuramente interessante.

Era dicembre, forse gennaio. Feci domanda per partecipare al bando e rimasi in attesa di essere contattata. Attorno a marzo ricevetti una mail che mi invitava ad un colloquio conoscitivo. Fu il primissimo colloquio della mia vita. Era una giornata orrenda, piena di freddo e di pioggia, ed io non sapevo cosa aspettarmi. Avevo paura di non essere all’altezza. Poi andai, chiacchierammo un po’ ed alla fine mi dissero che mi avrebbero fatto sapere quanto prima, e lì pensai che mai mi avrebbero scelta, tra migliaia di aspiranti più giovani e più internazionali di me. Ed invece eccomi, già alle prese con il corso di e-learning online sulla storia delle esposizioni universali e le linee guida del perfetto volontario. In men che non si dicesse era già maggio, il 28 di maggio, e mi trovavo a Cascina Merlata assieme ad altri 250 personaggi che, come me, vestivano la stessa divisa ed erano stati chiamati a far parte dell’esperienza Volunteer Expo 2015.

Era un pomeriggio caldissimo e soleggiato. Una splendida giornata. Mi ricordo di un cielo blu che più blu non si poteva, e mi ricordo la lunga passerella coperta dell’entrata di Cascina Merlata.

Quando ho messo piede per la prima volta in Expo non potevo credere ai miei occhi: era tutto così luminoso, tutto così curato, tutto così affascinante, tutto così… bello. Lo so, può sembrare banale, ma è stato così per me: un esperienza esaltante, divertente, incredibile. Mai avrei sperato di ricavare così tanto da una sciocchezza come fare il volontario per un esposizione universale.

Ho pensato più e più volte di scrivere questo articolo non appena terminato il mio periodo di due settimane in Expo. Poi però mi sono laureata, sono stata un po’ in vacanza, e quando sono tornata a Milano ho cercato attivamente lavoro. In breve tempo l’ho trovato ed ho incominciato senza indugi la mia vita lavorativa, così questo articolo così a lungo ponderato è stato sempre rimandato e trascurato.

Spettacolo dell'Albero della Vita
L’attrazione più bella? Sicuramente l’Albero della Vita.

Nella realtà dei fatti c’è poco da dire sulla mia esperienza da volontario in Expo. All’epoca s’era già detto anche troppo riguardo il volontariato presso l’esposizione universale: si era parlato di lavoro sfruttato, di sotterfugi, s’era detto tutto ma contemporaneamente non si era detto praticamente niente. E non sarà questo post scritto da una persona qualunque, ad un anno di distanza, a cambiare ciò che è stato. Voglio solo ricordare che, in quanto volontari, ciascuno di noi ha prestato volontariamente servizio ed altrettanto volontariamente ha scelto di sottostare ai regolamenti ed alle direttive pensate appositamente per l’occasione e per le mansioni che si sono state affidate. Che difatti si trattava unicamente di accoglienza al visitatore. L’abbiamo fatto di buon grado, io ho scelto di farlo volontariamente e credetemi… è stata una scelta davvero benedetta. Certo, non abbiamo recepito uno stipendio, ma in cambio dei nostri servigi abbiamo ricevuto tutti qualcosa di molto più prezioso. Beh, parlo ovviamente per me.

Sono contenta di aver provato un esperienza di volontariato almeno una volta nella vita. Ero consapevole, già all’epoca, che non avrei mai più avuto modo di prendere parte ad un’iniziativa del genere. Dopo la laurea ed una volta trovato lavoro, infatti, il tempo da dedicare a queste esperienze non l’avrei più avuto. Ad oggi, inutile dirlo, non mi pento di niente.

Padiglione Zero
Un dettaglio esterno del Padiglione Zero.

Sono state due settimane molto intense. Tutti i periodi di servizio pensati per i volontari duravano due settimane, quindi ogni 14 giorni avveniva una sorta di ricambio del personale. In ogni periodo eravamo, sparsi per tutta l’esposizione, circa 500 persone. Ci è stata data una divisa completa da indossare ed il nostro compito era quello di “pattugliare” l’area che ci era stata assegnata e di accogliere ed aiutare i visitatori elargendo informazioni. L’area di competenza cambiava ogni 4 giorni circa, così da dare le stesse opportunità a tutti i volontari. Sono stata di turno dapprima a Palazzo Italia, poi lungo il Cardo e nella parte terminale del Decumano. Durante i nostri turni, per la prima settimana pomeridiani e nella seconda mattutini, ho visto ed incontrato davvero una marea di persone: alcune insopportabili e maleducate, ma molte gentili e squisite. E non parlo solo dei visitatori. L’organizzazione era comunque impeccabile e, anche se molti dei miei “colleghi” facevano i furbetti, non sono state queste poche mele marce a guastare nel suo complesso la mia esperienza di volontariato.

Vivere quotidianamente all’interno di un esposizione universale è qualcosa che è difficile da spiegare. Il visitatore generalmente non subisce lo stesso fascino perché purtroppo vive l’esperienza da fruitore finale e spesso nota solo i difetti senza soffermarsi sui pregi, ma del resto posso capirlo perché mentirei se dicessi che non ci sono mai stati episodi di grande affollamento che avrebbero mandato ai matti anche la più paziente delle persone. Ma entrare la mattina alle 8.00 quando non c’era nessuno ed il sole era sorto da poco, oppure stare ore e ore dentro Palazzo Italia in certe di quelle sale che toglievano il respiro, insomma… non sono cose che avrebbe potuto fare chiunque.

Miso Ramen
Il mio primo ramen. L’inizio di una vera e propria storia d’amore!

Per questo e per molti altri motivi oggi, ad un anno di distanza, guardo con nostalgia a quelle due settimane di volontariato che, nonostante il male lacerante ai piedi ed il caldo tediante, sono veramente volate. Di quell’esperienza mi rimangono la mia divisa, i gadget ed i ricordini raccolti presso i diversi padiglioni, una marea (letteralmente) di fotografie e tanti, tantissimi splendidi ricordi. Di quelli che chiudi in un cassetto ma che, ogni tanto, tiri fuori perché la nostalgia ti assale e l’unico modo per guarirla è quello di provare a respirare ancora quell’atmosfera che ormai vive solo lì, nei ricordi. Oggi l’Expo come l’abbiamo visto l’anno scorso non esiste più. Il ché rende e renderà sempre il tutto un po’ più malinconico.

Leggine un altro!

Agnese Farinelli Written by:

Volevo nascere figa, invece mi hanno fatto intelligente.