Piove sul bagnato

Piove sul bagnato

A Milano Maggio è come Gennaio: ‘na merda. Freddo, pioggia. Eugenio ed io ce ne stiamo paralizzati in casa quando invece vorremmo uscire a passeggiare, a respirare un po’ di aria fresca (non sto a dire pulita perchè mi rendo conto anch’io che sarebbe un’aggettivo decisamente fuori luogo). Scrivo queste poche righe di getto, quasi come se si trattasse di una lista della spesa. Spesa che presto dovrò fare perchè il frigo piange.

Settimana scorsa è stato il giorno del mio compleanno. Quest’anno sono 28 anni. Ed anche quest’anno è stato tutto un po’ sottotono, un po’ in sordina, come sempre. Che ci volete fare, io sono fatta così: da un lato vorrei organizzare tante cose, ma poi penso che la gente mi mette a disagio, penso che dovrei cucinare/preparare cose e questo lo farei anche volentieri, ma manca sempre il tempo e poi casa mia è piccolissima e se organizzassi per una data nessuno potrebbe o non potrebbero tutti, così dovrei cercare dei compromessi, incastrando anche quei miei due impegni in croce… e quindi mi rendo conto di quanto sbattimento servirebbe solamente per festeggiare una cosa banale come il mio compleanno, che dopotutto non è niente di chè, quindi come sempre, come tutti gli anni, lascio che passi ed ammazzo sul nascere ogni vaga, timida iniziativa. Certo i colleghi quest’anno sono stati tutti gentili e, incredibile ma vero, gli auguri non sono mancati. Anche quelli da parte di gente con la quale non sono più in confidenza e che di tanto in tanto spunta, lo so che lo si fa per gentilezza, ma porca miseria gente se non ci si sente mai nemmeno per sbaglio e quando ci si vedeva ai bei tempi erano tutti sorrisetti e frasi di circostanza perchè sotto sotto non scorreva di certo buon sangue, cosa ci stiamo a fare gli auguri di compleanno? A che cazzo serve? Quasi come chiedere “Scusi lei scende?” sull’autobus che mamma santa tra me e l’uscita ci sono altre venti persone però lo sfigato dietro di me deve scendere ed incomincia a scassare l’anima perchè l’ansia sale ed i milanesi sono così incarogniti che quando l’autobus si ferma ed apre le porte ‘sti stronzi devono salire tutti a mo’ di mandria e col cazzo che fanno scendere chi deve. Inutile, certe cose non riuscirò a spiegarmele mai.

Per onor di cronaca si sappia comunque che quel poco ho festeggiato comunque, assieme ad Eugenio, che ha prenotato una cena per due in uno dei nostri ristoranti preferiti, così da passare assieme una piacevole serata.

Il 25 di aprile, colti da un raptus, Eugenio ed io abbiamo deciso di fare una gita a Monza. Abbiamo semplicemente preso il treno ed in 10 minuti eravamo là. Siamo andati a vedere la Corona Ferrea, inutile dire che è tanta roba, tant’è che ero sul punto di commuovermi. Anche in quell’occasione il tempo è stato veramente indecente, grigio e freddo ad oltranza, con rari accenni di pioggia. Ci siamo spinti fino a Villa Reale, abbiamo fotografato tutte le fioriture presenti nel Roseto, poi stanchi morti siamo tornati a casa.

Pasqua l’ho passata a Ferrara, con la famiglia. Mentre tutti se ne vanno allegramente in vacanza non appena c’è qualche ponte o festività, io provo a tornare semplicemente a casa. Spiegare agli altri cosa significa vivere lontano dagli affetti è sempre difficile, e capisce solamente chi, suo malgrado, si trova nella stessa situazione. Eugenio ha avuto pietà di me e mi ha portato il cioccolato di due uova di Pasqua, perchè conosce molto bene le mie debolezze.

Stasera il tempo è da lupi. Siamo a Maggio ma c’è freddo e piove, così non resta altro da fare che starsene chiusi in casa, nella speranza che domani il tempo migliori.