6 Gennaio 2021

#wlog1 un nuovo inizio

Trovare le parole giuste per iniziare un nuovo paragrafo è un po’ come trovare la forza di uscire dalla propria confort zone per intraprendere una nuova avventura: la voglia c’è, l’entusiasmo anche, ma quando si muove il primo passo verso l’ignoto ci si sente sempre un po’ spaesati, quasi storditi. Servono le parole giuste, quelle dal significato inequivocabile, perchè non voglio essere fraintesa… o forse lo voglio, quindi preferisco parole ambigue, che descrivano la realtà ma anche l’idea, intangibile, trasognata… perchè forse è questo che sono diventata: una creatura di carne e sangue che fatica sempre più a mantenere il contatto con la realtà. E’ forse anche (o soprattutto?) per questo motivo che ho deciso di riprendere in mano il blog. Abbandonato da anni, trascurato, come un giardino pieno di erbacce. Così, forse, è diventata anche la mia vita: uno spiazzo incolto, sferzato dal vento.

Il wlog sarà un appuntamento settimanale (neologismo coniato dalla sottoscritta così su due piedi, abbreviazione di weekly blog, per darci un tono international). Beh, diciamo che l’intenzione sarebbe quella di essere il più costanti possibile, vedremo solo a fine anno se sarò riuscita a mantenere il ritmo senza venire meno all’impegno (in primis con me stessa). Non sarà un semplice “diario”, vorrei che fosse un distillato di esperienze e riflessioni. Niente a che vedere con contenuti mirati e progettati… no, saranno cose genuine, scritte di getto (come sempre, ndr), fatti o pensieri che mi hanno colpito o coinvolto durante gli ultimi 7 giorni.

Durante questa prima settimana del 2021 ho mantenuto un profilo basso, dormiente. Il 2020 si è concluso con il trasloco e solo chi ha vissuto un trasloco almeno una volta nella vita sa cosa significa vedere la propria quotidianità sovvertita, i propri averi imballati e stipati, dover spostare oggetti che non sono solo cose ma che fanno parte di noi stessi e proprio perchè sono parte di noi acquistano un peso sovrannaturale, un ingombro che va oltre lo spazio, e fare scatole e scatoloni diventa peggio che dare alla luce un figlio: un esperienza che trascende il tempo e diventa immensa, che sembra insormontabile. Ho passato giorni a riporre pezzi di me, a capire come non danneggiare il mio precario equilibrio mentale, ed altri giorni a spostare cose, oggetti, esseri viventi. Il trasloco è durato quasi un mese. Nel frattempo Eugenio ed io abbiamo continuato a lavorare, in un certo senso abbiamo continuato a vivere, anche se quella non è vita: sospesi a metà tra due mondi, tra due case, non si vive per intero in nessuna delle due. In mezzo poi ci si mette il lockdown, i colori delle regioni, la vita che si sa fa quello che le riesce meglio: scombinare tutti i piani. Gennaio è incominciato con una fase discendente, fatta di scatole (e corpi) da svuotare e di oggetti (e pensieri) da riordinare. Trovare un posto a tutte le cose, a tutti i frammenti della propria realtà, è un’altra di quelle esperienze che provano e segnano perchè non si risolvono solo in fatica fisica, ma consumano soprattutto emozioni. Il tutto condito dal fastidio del disordine che sembra non avere una fine, alimentato dalla precarietà delle scatole semivuote, in attesa di trovare una sistemazione per tutti gli oggetti che se ne stanno in coma vigile, come tante persone ammassate in disordine sulla banchina in attesa di un autobus che sembra non passare mai.

Per concludere il primo flusso di coscienza dell’anno vorrei inaugurare la rubrica delle #fotoacazzodicane. Niente foto posate, niente roba studiata: solo scatti fatti di getto, imperfetti, di quelli che nessuno pubblica perchè sono troppo autentici. Concluderò così ogni wlog, per lo meno… diciamo che questa è la mia intenzione. La foto a cazzo di cane di questa settimana esemplifica la mia necessità di trovare un posto a tutte le cose, possibilmente in maniera ordinata. Anche se si tratta di terriccio e vasi. E di un monopattino immenso.