17 Gennaio 2021

#wlog2 prendi un bel respiro

Gennaio mi fa sentire come un sasso che sprofonda in uno stagno: appena dopo il tuffo inizia l’inabissamento, culminando con l’inevitabile incontro col fondo limaccioso dell’acquitrino. Più si sprofonda e meno luce arriva, più torbida e fredda diventa l’acqua. Ma quando si toccherà davvero il fondo, quando questa discesa incontrollata ed inesorabile avrà fine? Impossibile dirlo adesso, dopotutto l’anno è appena incominciato e mi sono lasciata da poco la superficie dell’acqua dietro le spalle. Sotto di me, solo il buio gelido dell’ignoto.

Si alternano giornate piene di sole a giornate, come quella di oggi, brumose e sonnolente. Tipiche della stagione invernale, dove tutto è in stasi, dormiente. Un’occasione (non richiesta, ndr) per riflettere più del dovuto sui casi della vita. Vita che in questo lungo periodo (ormai un anno) è rimasta sospesa in un torpore fastidioso, come quando pizzicano le gambe se si è stati seduti a lungo in una posizione scomoda. La speranza è quella di uscire da questa sospensione prima di perdere del tutto il contatto con la realtà, ma il sasso sta ancora sprofondando e nel buio degli abissi non è poi così tanto facile capire se abbiamo già incontrato il fango del fondale. Ogni giorno è sempre peggio, ma chissà se il peggio vero debba ancora arrivare.

La #fotoacazzodicane di oggi, in netto contrasto con le vibrazioni suicide del post, ritrae un bellissimo tramonto fiammeggiante. Dalla finestra del mio nuovo studio/ufficio si godono tramonti che sembrano impossibili in una città come Milano. L’orizzonte, ritagliato sulla siluette dei palazzi, fa da quinta teatrale all’eterno spettacolo della natura.