24 Gennaio 2021

#wlog3 ascoltare

Tra i tanti impoverimenti della società moderna troviamo l’abitudine di ignorare le persone. Ignorare l’altrui ci aiuta il più delle volte a mantenere la calma, soprattutto quando si tratta di un altrui che reca fastidi e seccature nelle quali non vogliamo rimanere invischiati. Lecito e sacrosanto, a parer mio, esercitare l’indifferenza verso queste persone, perchè altrimenti ne andrebbe del nostro equilibrio mentale (già minato alle fondamenta dalla situazione contingente). A tutto però c’è un limite, soprattutto quando si tratta di rapporti interpersonali significativi (amici e parenti, ad esempio) e lavorativi. La fretta e l’essere sempre vigili e reattivi su più fronti contemporaneamente ci portano inevitabilmente ad ignorare i dettagli, le piccole informazioni (piccole perchè semplici, non perchè banali) che giungono alle nostre orecchie (o ai nostri occhi, se si tratta di una email) per essere prese in considerazione. Basta poco per prendere atto delle cose, per leggere le poche righe di un messaggio testuale (sì beh, ammetto che le mie non sono mai poche righe… ma spero di essermi fatta capire ugualmente, ndr), tuttavia non lo fa più nessuno. Perchè riceviamo troppa posta, perchè abbiamo altro da fare, perchè troviamo sempre mille pretesti per non fare mai quello che abbiamo invece il dovere di fare sempre: ascoltare gli altri.

Questa settimana mi sono sentita ignorata. E quando mi sento ignorata mi sento anche inutile, perchè lo sforzo profuso nel comunicare un informazione che poi viene ignorata si perde proprio in virtù del fatto che il risultato di tanto impegno passa inosservato. Ignorare il frutto del lavoro di qualcuno è come negarne il lavoro stesso, è come ridurne l’importanza, sminuirne il significato, mancando in un certo qual modo di rispetto. Se poi questa informazione assume importanza in virtù del fatto che dovrà essere la base per il lavoro di qualcun altro o ancora meglio il punto di partenza per un successivo step produttivo, il danno viene oltremodo amplificato. Il tutto perchè non abbiamo voglia (diciamo spesso che non abbiamo tempo, o che non ce ne siamo accorti, ma sono tutte scuse) di ascoltare. I danni che derivano da questa leggerezza comportano spesso il dover rifare un lavoro d’accapo, o nella migliore delle ipotesi di doverlo correggere con ulteriore dispendio di tempo ed energie. Energie che si sarebbero potute risparmiare ed indirizzare su altro se solo avessimo prestato attenzione al momento giusto. E non sapete quanto tutto questo mi faccia perdere le staffe.

La #fotoacazzodicane di questa settimana riassume le condizioni climatiche degli ultimi giorni, passati in clausura a casa. Se non è stata nebbia è stata pioggia, e se non è stata pioggia è stato comunque buio. Tanto da dover lavorare con la luce accesa. Torneremo a vedere il sole ed il cielo limpido. Un giorno. Presto o tardi.